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martedì 15 aprile 2025

Somiglianza

 Ai tempi in cui non esistevano le ricerche tramite l’analisi del dna e la regola era “the mother is me and the father is maybe” ci si doveva affidare alla somiglianza.

Papà si rassicurava osservando le nostre mani e verificando che il dito medio curvava verso l’anulare, sia nelle mani mie che di mia sorella: quello per lui era il segno che fossimo figlie sue. Perché anche nelle sue mani il dito medio era lievemente incurvato verso l’esterno della mano.

Ora succede che ho trovato in un cassetto delle vecchie foto fra le quali c'è questa:




l'ho subito inoltrata a Paolo, mio marito, sicura che avrebbe riconosciuto la persona immortalata. Paolo era in viaggio con un suo vecchio amico dei tempi del liceo al quale ha subito mostrato la foto: "guarda com'era Eva da giovane!" così mi ha riferito...

Non sto a raccontare lo stupore! Com'è possibile, mi sono chiesta: questa foto si vede benissimo che è stata scattata decenni fa!

Mio padre - zio Silvio - aveva 16 anni, con i dovuti calcoli, si era nel 1948. Capelli nerissimi ben pettinati all'indietro, con magari anche un tocco di brillantina.
Io e Paolo ci siamo conosciuti dopo il 2000, quando di anni ne avevo già una quarantina, posso scusarlo, non mi ha mai vista da ragazzina.

Ma poi vado a vedere le mie foto dei vent'anni e trovo questa dell'aprile 1990



stesse proporzioni del volto, stessa forma della testa!
chi lo avrebbe mai detto?
fortunatamente non ho proprio lo stesso naso...


martedì 23 marzo 2021

Ecco qualche parola su chi era mio nonno

 Mio nonno era quel tipo di persona che definiresti un signore distinto: giacca, cravatta, e il giornale sotto braccio. La sua cifra distintiva erano la barba a punta e il berretto. Elegantissimo in estate con un panama e la camicia a maniche corte, mio nonno era una persona che definiresti distinta, ma capacissimo di sostituire coppola e cravatta con capi più estrosi, perché – diciamocelo – se ne fregava ampiamente di quel che chicchessia avrebbe potuto pensare.

Mio nonno - mi dicono - era una persona un po’ malinconica, ma io non me ne ero mai accorta. Forse con noi nipoti questo lato non è mai emerso? voglio credere che forse stare con noi fosse per lui una tale gioia da spazzare via per un po’ questa malinconia.


Mio nonno amava la musica. Purtroppo io ho imparato a suonare il pianoforte con una mano sola, ci abbiamo provato, ma non avevo orecchio. Io neppure riesco a battere le mani a tempo, lui invece sapeva suonare e comporre. L’unico tratto che rimarrà comune alle nostre mani è il dito indice storto, non saprò mai replicare i suoi gesti sui tasti. Ma ogni volta che sento della musica classica mi sembra quasi di vederlo al pianoforte in salotto, con la luce di taglio che entra dalla finestra, seduto che suona.

Mio nonno era una persona buffa. Aveva quel tipo di ironia intelligente che solo da grandi si può apprezzare davvero… ma se sei solo una bambina nessuna paura! Ti avrebbe comunque fatta ridere a crepapelle facendo finta di mangiarti o di rubarti il naso! (e lui di nasi ne sapeva parecchio!).
Mio nonno sapeva fare il terremoto, cantava “chi è che bussa”, raccontava di “Dante lo scureggiante” e di “Eschilo eschiolo che qui si sofocle, attento agli scalini che sono euripide”.

Mio nonno era la persona più intelligente che io abbia mai conosciuto. Mi ha raccontato che poteva scrivere un testo con entrambe le mani, contemporaneamente (utilissimo se a scuola dovevi far copiare i compagni passando una seconda copia del compito).

Mio nonno sapeva tutto di Dante e Beatrice, di Pirandello, dei miti dell’antica Grecia. Mio nonno mi ha regalato il mondo della letteratura anno dopo anno. Mi ha aperto le porte della “Terra di mezzo”, mi ha fatto conoscere personaggi di cui mi sono perdutamente innamorata - ah Martin Eden! - mi ha spalancato la mente Natale dopo Natale con libri che mi hanno accompagnato dall’adolescenza ad oggi.


Mio nonno era un professore. Da universitaria è stato il mio più grande orgoglio. Non era da tutti poter dire di avere uno nonno “Professore”.
Mio nonno era un’idealista. Una di quelle rare persone che si interessa della cosa pubblica con la sincera speranza di rendere il mondo un posto migliore per tutti.

Mio nonno era la persona più generosa e buona che esistesse. Credo per lui fosse impossibile arrabbiarsi o litigare.

Mio nonno mi ha insegnato la forza della gentilezza. La potevi sentire nelle sue carezze, nelle sue parole, nel suo modo di stare nel mondo. La forza della gentilezza è di piuma e di granito, è ferma e nobile.

Mio nonno per me era un “Opa”. Tutte le cose dette fin qui, infatti, sono niente rispetto al più grande insegnamento che mi ha dato. Nessuna delle sue bellissime qualità vale quanto la sua innata capacità di amare. Vederli insieme ti faceva dire: “è questo che io voglio per me!”. Complicità e scaramucce, cura reciproca e affetto infinito. Serve ironia e pazienza. Tenerezza. Delicatezza. Non si è semplicemente anime gemelle, ci vogliono impegno e tanti piccoli gesti. Anche negli ultimi anni vederlo prendersi cura di Oma, regalarle una rosa per san Valentino, prendersi cura di lei anche quando ormai la sua memoria era sempre più fragile è stata l’incredibile prova tangibile che l’amore vero, eterno, esiste. Io credo all’amore e alla gentilezza perché ho conosciuto lui. Se non avessi visto come si amavano, come si è preso cura di sua moglie finché ha potuto, non ci avrei mai creduto che ci si può amare per sempre.


Opa mi ha insegnato che l’Amore non fa rumore, ma è delicato e forte come la gentilezza.

Quando se ne va una persona amata il cuore si riempie di rimpianto: avrei potuto fare di più, passare più tempo insieme... In questo giorno in cui mi lasci, in cui ci lasci, ho quindi ripensato a Dante. Anche andandotene sei per me insegnante, tu vai avanti e io ti seguo. Spero di poterti somigliare di più, di potermi stupire sempre davanti alla bellezza e alla cultura come te, di poter essere forte e gentile come te. Di amare come te. Ti penso così, come se tu fossi uscito a riveder le stelle.


salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

(Inferno – Canto 34)

lunedì 15 marzo 2021

29 Settembre 1963

Cara mamma,

l'ultima dall'Olanda. Valigie già pronte. Domani in treno.
Ce ne andiamo mentre cambia stagione e oramai non me ne duole. Ma è stata un'esperienza bellissima. Qui se ne lagnano. "Poco sole!" Sciocchezze: l'estate in Olanda, l'inverno in nord-Africa, le mezze stagioni in Italia: comincia ad essere il mio ideale. 




E' difficile, per chi non l'ha vista, immaginare un'estate sulle rive del mare del Nord. La nostra primavera e il nostro primo autunno sono molto imprecisi termini di paragone. Devi immaginare un aprile che duri da fine giugno ai primi di settembre, e giornate lunghissime e, si e no, sei ore di vera notte. A fine giugno il sole si leva quasi alle quattro di mattina e tramonta verso le dieci di sera; ma prima e dopo c'è luce per almeno tre quarti d'ora. E' una luce dolcissima, diffusa, che diventa insensibilmente più intensa a poco a poco, ma è sempre tenue anche quando il sole è già alto. Molto diversa dalla nostra. Solo nei giorni più sgombri e, anche allora, solo nelle ore più calde del pomeriggio, si può avere una luce intensa, che non raggiunge però mai la violenza abbacinante della luce di luglio-agosto a Polignano. Qui a loro dispiace. Se hanno il raffreddore, se hanno i reumatismi, se hanno l'influenza, sempre si incolpa il poco sole preso. E nei giorni di sole scappano a migliaia sulla spiaggia a rosolarsi dall'aurora al tramonto, letteralmente senza far altro per una decina di ore, come tante lucertole messe li fianco a fianco sulla sabbia (il bagno, nel burrascoso mare del Nord, d'una grigia leopardiana tristezza, freddo, pieno di meduse e coperto di gabbiani, pochi hanno il cuore di farlo). E' una strana mania collettiva e si infliggono così, sulla sabbia infocata, un vero e proprio supplizio dantesco. Per loro fortuna, sul cielo d'Olanda, c'è quasi ogni giorno qualche nuvola che passa, anche d'estate (con un particolare impegno, a quanto sembra, nelle domeniche).

Lasciamo perdere. Chi meno sa godersi l'estate olandese, sono gli olandesi.

domenica 13 settembre 2020

Un bel ricordo

Per qualche strano motivo un rullino di foto scattate più di vent'anni fa era rimasto in una stanza che un tempo usavo nel mio luogo di lavoro. La collega che adesso la occupa l'ha trovato, in mezzo ad altre vecchie cose e me l'ha portato, un paio di giorni fa.
La foto che chiude il rullino è questa, sul retro c'è la data: aprile 1999. 

Cosa sta succedendo? un impensabile momento di puro sadismo da parte di mio padre? Impossibile!
Ilaria, quella monella, compiva 9 anni e davanti alla zia armata di macchina fotografica si stava procedendo alla rituale tirata di orecchie.

Nella scatola vi erano alcuni vecchi scatti con la nonna alle Vigne, probabilmente risalenti all'ultimo anno in cui ho trascorso l'estate a Polignano. Dopo ho iniziato a lavorare d'estate e probabilmente anche la nonna ha smesso di andare in campagna.

Papà è molto anziano adesso, ha superato momenti molto drammatici che lo hanno segnato: mi fa piacere vederlo 'quasi giovane' e sorridente. 

domenica 15 maggio 2016

L'album di famiglia

Lo so, questo è il blog della famiglia Dalfino-Basile, ma queste tre foto le devo mostrare!

Inizio con uno scatto del 1955: Silvio e la fidanzata Nicoline si trovano a Polignano.
Ho sentito racconti su quanto fosse orgoglioso il fidanzatino nel mostrare la bella fanciulla olandese ai compaesani, come essa si facesse notare con quei capelli lunghissimi e sciolti sulle spalle.

Non so bene in quale angolo della costa si trovassero e nemmeno so chi abbia scattato la foto, confido che qualcuno sia più bravo ed esperto di me.

La seconda foto ritrare Nicoline, mia madre.
Sarà più o meno lo stesso periodo.
Sono passati sessant'anni, ma il sorriso è sempre lo stesso.

Gi anelli ed il bracciale sono cambiati, ne indossa ancora, sempre tutti rigorosamente in argento (eppure un anello d'oro e giada me lo ricordo al dito di mia madre).

Ora indossa un altro grosso bracciale, credo di origine tibetana, regalo di zio Silvio. Ed un grosso anello con una testa di leone, che si mette e toglie con frequenza e che spesso  dimentica in giro per la casa.

La terza foto ritrare i miei nonni olandesi, alla conclusione della giornata di Natale del 1955.

Seduti sul divano, davanti al bow window, lei intenta a leggiucchiare e lui appoggiato alla sua spalla per un pisolino. Natale è una cosa seria in Olanda: lo è almeno nella nostra famiglia. Si trascorrono ore ed ore ad aprire regali, rigorosamente uno dopo l'altro, sorseggiando caffé e mangiando torte e biscottini.



E' venuta a trovarci Marianne con il marito Arno, la nostra unica cugina olandese. Aveva molti ricordi di famiglia con se, ed un vecchio album di fotografie.

E così prima di ripartire ce lo ha mostrato ed abbiamo subito deciso di fare qualche scansione.

Chissà che qualcuno abbia la stessa idea? 

venerdì 23 agosto 2013

con un po' di ritardo - Francesco e Tania sposi


L'8 settembre 2012, quasi un anno fa, si sono sposati Francesco e Tania. Zio Silvio, che compare qui sorridente di fianco agli sposi mi ha mandato oggi la foto.

Il tempo scorre vorticoso nella nostra famiglia e l'avvenimento, per questo recente, è già superato da una notizia ancor più bella:

Riporto il messaggio che ha corredato l'invio della foto:
"Intanto è nato Matteo Bonsante (il nipote di Matteo Bonsante il nonno) e bisogna assolutamente mettercelo, con foto e data precisa di nascita da chiedere eventualmente (se non è troppo inopportuno e tale da ferirne la suscettibilità) a zio Matteo Bonsante, il nonno, o forse meglio a zia Mariella, la nonna (più disposta, penso, a perdonare la sbadataggine del prozio che non ricorda neppure la data di nascita del pronipote... Grave! Ferro vecchio da rottamare?).
Saluti e baci
dal tuo vecchio genitor "


Mi auguro che nonno Matteo, o papà Frencesco leggano questo contributo al blog e che vogliano al più presto soddisfare il desiderio di zio Silvio, che a questo diario online tiene tanto!

venerdì 21 giugno 2013

Tra poco più di un mese saranno 86!

Non siamo molto solleciti nel pubblicare foto ed altri materiali: ecco le foto dell'ottantaquattresimo compleanno di zia Nicoline, con quas due anni di ritardo...

Zio Silvio gioca con il cellulare: è proprio un ragazzino, stiamo tutti ad aspettare lo spegnimento delle candeline.

Al ristorante Zocchi di Pratolino oltre le due persone due ritratte nella foto vi erano Ida, Eva, Ilaria, Chiara il ragazzo di Ilaria, Riccardo ed il fidanzato di Eva, Paolo.
Una bella compagnia per festeggiare una ricorrenza speciale.

martedì 11 dicembre 2012

auguri agli ottuagenari!!!


Lo scorso 6 dicembre zio Giancarlo ha compiuto 81 anni.
Domani zio Silvio 'scollinerà' gli 80!

Due ragazzi.

Sempre attivo per mare con l'amata barca a vela l'uno,

sempre impegnato a scriver musica e prender parte ai forum giuridici l'altro!


lunedì 12 dicembre 2011

auguri papà

Oggi 12 dicembre 2011 il mio caro genitore ha compiuto 79 anni. Ci siamo trovati nel 'gruppo ristretto' ovvero io papà, mamma ed Ida, per un bel pranzo da Tremoto, la trattoria che si trova sulla via Bolognese a poco meno di un km da casa.


Dopo siamo andati a casa, per fare due chiacchiere e per verificare la crescita del nuovo 'padrone' di casa Basile, il temibile micio-Mimmi, essere peloso e munito di affilati dentini, che ha solo quattro mesi ma pesa già tre chili.
Mamma si è andata a coricare e con papà siamo andati a verificare un paio di cosette sul computer, poi  il festeggiato è andato in salotto e si è seduto all'amato pianoforte. Mimmi ha approfittato per saltargli sulle ginocchia ed essendo poco più di un poppante, ha iniziato a ciucciargli il maglione, spingendo con le zampotte e facendo le fusa.
La foto non è un granché, anzi è proprio tremenda, ma il cellulare non permette di meglio.

giovedì 17 febbraio 2011

Memoria dei fratelli

Correvano gli anni del primo dopoguerra. La nostra numerosa famiglia, reduce dal tremendo periodo di un anno circa, dall’armistizio alla liberazione, trascorso da sfollati nella campagna di Camaiore, si era stabilita a Polignano a Mare, il paese d’origine, dove avevamo una casa. Il paese a quei tempi offriva soltanto il suo limpido mare, sul quale abbondavano le barche da pesca a remi, dislocate in cinque porticcioli naturali: San Vito, Ponte delle barche, Cala Pagura, Port’ago e Torre Incina.

Così fu naturale che quattro dei cinque fratelli, Giancarlo, Guido, Pierluigi e Fulvio, vi si buttassero anima e corpo durante la buona stagione. Il quinto fratello, Silvio, era invece preso da interessi ben più elevati, che lo tenevano in casa a suonare il pianoforte o a studiare la storia della musica ed altre cose di suo incredibile gradimento. Il risultato era che in piena estate noi quattro eravamo neri come africani mentre lui era bianco-latte... La nostra unica sorella, Mariella, venne qualche volta in barca, Silvio mai!

Cominciai io, il maggiore, a voler fare qualcosa di più del bagno a Grottone. Costruii un sandolino con tavole ricavate da casse d’imballaggio che con enormi difficoltà portammo a Grottone per il varo. Ma fu un disastro: faceva acqua a tutto spiano e si rovesciava per un nonnulla, essendo strettissimo. Lo abbandonammo sugli scogli e il mare se lo portò via.

L’anno seguente trovai un imbarco su un ottimo sandolino di un amico, Franchino Giuliani, col quale tutti i giorni pagaiavamo per miglia e miglia, da una spiaggia all’altra. Ci facemmo i muscoli, ma tornavamo distrutti. Fu così che, quando Silvio mi fece vedere un manuale Hoepli su cui erano descritti i canotti a vela, uno dei quali aveva attraversato l’Atlantico, dopo averne parlato con Franchino, decidemmo di dotare il sandolino di una vela.

Detto fatto, seguendo le indicazioni del manuale, costruimmo l’attrezzatura e la vela con un tendone che il padre di Franchino usava per coprire l’automobile in garage. Il risultato fu che pagaiavamo al mattino nella direzione da cui sarebbe arrivato il vento, generalmente il Maestrale, e tornavamo a vela col vento in poppa fino a Cala Pagura, con un remo di poppa che faceva da timone. Era un grosso passo avanti!

Intanto un gruppo di quattro amici, tra i quali nostro cugino Ninì, acquistarono a Monopoli una lancetta a remi e mi offrirono di fare il mozzo, visto che loro, più grandi di me, lavoravano e non avevano tempo per pensare alla manutenzione. Accettai di buon grado e, forte dell’esperienza del sandolino, li convinsi a dotare la barca di un’attrezzatura velica. Feci una ricerca e trovai quella che si addiceva di più: l’attrezzatura al terzo del dinghy 12 piedi S.I. che vedevo veleggiare dal lungomare di Bari.

Guido mi dette una grossa mano: era più bravo di me in certe cose, come nel cucire a macchina la vela fatta con un telo per lenzuola. Ci lavorammo durante l’inverno e l’estate successiva iniziammo a navigare a vela, non solo in poppa come sul sandolino. Oltre al timone, avevamo infatti costruito una lama di deriva che imbullonavamo alla chiglia con la barca in acqua e che ci consentiva di risalire il vento, una cosa che stentavamo a credere....

A Polignano la brezza estiva non mancava mai, per cui dopo alcune stagioni eravamo diventati provetti velisti e i remi in pratica non li toccavamo più: La lancetta venne chiamata “Kon Tiki”, in onore della zattera che a quei tempi compì la traversata del Pacifico. I più assidui eravamo Guido ed io, ma in seguito accettammo che anche Piero e Fulvio si unissero a noi, quando furono un po’ cresciuti. Eravamo negli anni del liceo, al termine dei quali io partii per l’Accademia Navale di Livorno: le lunghe estati sul Kon Tiki per me erano finite, mentre continuavano per i fratelli.

Terminati i quattro anni di Accademia fui inviato in Florida per un corso di pilotaggio. Fu lì che mi raggiunse, inviata da Guido, la notizia di una barca di sei metri approdata a Polignano con dei profughi slavi. La barca era in vendita all’asta. L’acquistammo pagandola 30.000 lire. Aveva una vela e un fuoribordo. Con tanta fatica facemmo grandi lavori e la trasformammo in un piccolo yacht. Guido lavorò tutto un inverno nella barca ospitata nel giardino di Zio Vincenzo, costruendo gli arredi interni: cuccette, ripostigli, vano bagno, ghiacciaia, cucinino.

La chiamammo “Santo Stefano”, il quartiere di Polignano a picco sul mare di cui era innammorato nostro padre, che ci aveva lasciato poco prima di cominciare i grandi lavori. Con la Santo Stefano allargammo molto il campo d’azione delle nostre veleggiate, giungendo a portare a termine alcune crociere durante le mie licenze estive di quindici giorni. Un’estate andammo al Gargano e alle Tremiti, la successiva fu quella della circumnavigazione dell’Italia Meridionale, da Monopoli a Napoli.

Al termine di questa non avevo la possibilità di riportare la Santo Stefano a Monopoli, nè di tenerla Napoli in mia assenza, visto che partivo per la California per un lungo imbarco sul Corsaro II della MM. Fu così che misi un annuncio sul giornale e la vendetti. Ma ormai ci eravamo fatti la fama di marinai: non fu difficile trovare imbarchi ai fratelli, trasferiti nel frattempo a Bari, mentre Fulvio seguì le mie orme intraprendendo la carriera dell’Ufficiale di Marina e continuando a navigare a vela sulle navi e le barche della Marina.

Eravamo ormai tutti e quattro irrimediabilmente malati di mare e di vela, una bella malattia a dire il vero, che per Guido è terminata con la sua recente scomparsa e che per noi continuerà certamente finchè avremo vita.

martedì 29 dicembre 2009

Nozze d'oro!!!

lunedì 28 dicembre 2009

cinquant'anni fa...


... si sposavano Silvio e Nicoline. Il 29 dicembre 2009 festeggiamo le nozze d'oro!

martedì 3 febbraio 2009

Dopo alcuni decenni

Siamo a Firenze a casa di zio Silvio nel febbraio 2001. Io e zio Piero accompagnavamo zio Guido a Torino dove venne ricoverato per accertamenti finalizzati ad un eventuale intervento . Sostammo una notte da zio Silvio , dove cenammo e passammo una piacevole serata. Alla prossima zio Fulvio

UgRk

domenica 1 febbraio 2009

Zii ragazzi


Queste due foto risalgono a dicembre 1954. Era un periodo buono della nostra esistenza. Avevamo superato i postumi della guerra, c'era sì molta miseria, (al confronto con la crisi attuale si faceva la fame e molti in quegli anni emigravano alla ricerca di lavoro), però si guardava al futuro con fiducia e speranza. La classe dirigente di allora
lavorò per un decennio seriamente per tirarci fuori dal disastro profondo in cui ci aveva portato il fascismo. Proprio come i patrioti attuali che acquistano gli utili e lasciano a noi i debiti. Questa è un'altra storia. Godetevi le fotografie.
Un abbraccio a tutti da zio Fulvio

martedì 13 gennaio 2009

ancora persone che non sono più con noi

Ancora nel 1970, ancora nei dintorni di Firenze. Evidentemente i fratelli erano accorsi nella nuova casa di Silvio e si provvedeva a celebrare l'incontro con la foto di rito.
E' un vero peccato che zio Piero non compaia qui: è quasi certo che fosse lui il fotografo. Visto che ci sono molte persone sconosciute stilo il classico elenco.
Da sinistra e destra: zio Silvio, zia Carla (!!! ebbene si, la cara zia ragazzina che solo i più vecchiotti ricordano!!!) Ida, Oma (la mia nonna olandese) io con il fiocco rosso, zia Nicoline, Opa (il nonno di Olanda..)
E se c'è una cosa che devo mettere di commento... mia madre era davvero una bella donna, sfido che una tale biondona abbia fatto girare la testa a mezza Polignano quando apparve in quel paesetto di pescatori negli anni '50...


" E' davvero buffo il mio vecchio caro suocero, tutto rigido, forse per l'imbarazzo che gli dava la macchina fotografica o più probabilmente per l'imbarazzo di trovarsi — lui sempre molto curioso e desideroso di trovarsi al centro dell'attenzione — nel cuore di una conversazione cui non poteva partecipare (in italiano sapeva dire solo, con aria compunta e fortissimo accento: «Sono olandese, non parlo italiano»).
Ho notato anche altri piccoli buffi particolari. Eva e Ida con gli occhi socchiusi e il sole in faccia e, ahi ahi ahi!, con le scarpette sporche di mota. «Jesus! — è ora il commento Cocò — che figura ci faccio io, la mamma che non pulisce neanche le loro scarpe!». Grandi, queste preoccupazioni! Solo da Cocò ci se le può aspettare...
Ma il particolare per me più buffo è quella catenella che mi pende dal taschino dei pantaloni. Avevo un vecchio orologio ottocentesco da tasca. Non sapevo separarmene e lo mettevo nel taschino dei pantaloni, quando non mi andava di portare il gilé. Si sarebbe guastato di lì a poco. E l'idea sarebbe stata quella di portarlo dall'orologiaio per farlo riparare. Allo scopo fu messo «al suo posto». E lì dimenticato! Di sicuro ci sarà ancora, lì. Il solo guaio è che «il suo posto» è nell'«ordine» un po' stravagante della mia meravigliosa consorte; un «ordine» in cui lei sola, allora, riusciva a fatica a rigirarsi, ma in cui ormai non si rigira più neppure lei. Sarà una fatica, ma bisogna assolutamente ritrovarlo e farlo riparare, anche se durerà poco. Bisogna farlo, prima ch'io passi a miglior vita.
Ciao Il tuo vecchio genitor [zio Silvio]"

venerdì 2 gennaio 2009

...in bocca al mostro

Ed ecco i miei cari genitori ignari... quasi nelle fauci del mostro!|
Si era a Bomarzo, estate 2007. A chi non c'è mai stato consiglio vivamente di farci un giro, appena sarà pronta la mia casetta a Porchiano del Monte vi inviterò tutti!
(Per chi non è ferrato in geografia, siamo fra Orvieto ed Orte, a 80 km da Roma) Il Bosco Sacro o parco dei mostri di Bomarzo è noto agli amanti d'arte manieristica, è stato abbandonato per lungo tempo e recuperato dopo gli anni '50. Vi è stato girato un misconosciuto film della Wertmuller con Montesano e la moglie del Berla.
baci

giovedì 27 novembre 2008

non solo la vela...

E' una foto vecchiotta anche questa, dovrebbe essere del '91. In ogni caso raffigura zio Silvio mentre cerca di coinvolgere la nipotina nella sua 'magnifica ossessione'. Non smanioso per la barca, il mio caro genitore ama ed ha sempre amato la 'buona musica': la ascolta, la compone e la fa ascoltare.
La foto è ricavata dalla copertina del CD Sentieri d'acqua, "...eri tu che suonavi o era la piccola Ilaria che tirava manate sulla tastiera? (tutt'e due, ovviamente!)"

lunedì 3 novembre 2008

Scalinata storica

Zia Pia con Silvio e Guido, probabilmente agli inizi degli anni cinquanta.
Piero

lunedì 27 ottobre 2008

Matrimonio Ninì - Teresa 1954


Questa foto è stata scatta al matrimonio del cugino Ninì Basile a Cisternino nel 1954. Da notare l'espressione di Silvio, che guarda Fulvio in maniera accigliata, poichè lo stesso Fulvio lo aveva appena sfottuto.
Fulvio

domenica 19 ottobre 2008

Ed ecco arrivano i piccoli

Qualcuno lamentava la mancanza dei fratelli minori... eccoli che arrivano, iniziando da zio Piero, bellissimo bambino dai riccioli d'oro.
Come era uso (di nonno) i fratellini sono in fila, dal più grande al piccolino. Il solito Silvio è il più zuzzerellone e qui finalmente ride allegro anche l'ombroso Guido