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lunedì 1 aprile 2013

Un nonno felice





Zio Giancarlo ci manda una bella foto 'marinaresca' degli amati nipotini e due righe di commento: guardate come sono belli!

"Quando si arriva alla mia veneranda età vi posso assicurare che avere due nipotini così è una gran fortuna, ti rallegrano la vita che altrimenti inesorabilmente si andrebbe rattristando e ti fanno sentire ancora utile perché ti rendi conto di quanto sono ricettivi nell'apprendere tante cose di ogni genere che puoi trasmettere loro giorno dopo giorno, e questa è una gran soddisfazione." 

lunedì 5 dicembre 2011

Una nuova iniziativa del nostro infaticabile zio!

Zio Giancarlo, esperto ed appassionato velista collabora al periodico della Marina Militare, con un Vocabolario del Velista: eccone la copertina ed una pagina!
Di recente ne sono state  riprese alcune voci («abbisciare» e «gavone») in un'apposita rubrica "L'A:B:C: del mare".




giovedì 17 febbraio 2011

Memoria dei fratelli

Correvano gli anni del primo dopoguerra. La nostra numerosa famiglia, reduce dal tremendo periodo di un anno circa, dall’armistizio alla liberazione, trascorso da sfollati nella campagna di Camaiore, si era stabilita a Polignano a Mare, il paese d’origine, dove avevamo una casa. Il paese a quei tempi offriva soltanto il suo limpido mare, sul quale abbondavano le barche da pesca a remi, dislocate in cinque porticcioli naturali: San Vito, Ponte delle barche, Cala Pagura, Port’ago e Torre Incina.

Così fu naturale che quattro dei cinque fratelli, Giancarlo, Guido, Pierluigi e Fulvio, vi si buttassero anima e corpo durante la buona stagione. Il quinto fratello, Silvio, era invece preso da interessi ben più elevati, che lo tenevano in casa a suonare il pianoforte o a studiare la storia della musica ed altre cose di suo incredibile gradimento. Il risultato era che in piena estate noi quattro eravamo neri come africani mentre lui era bianco-latte... La nostra unica sorella, Mariella, venne qualche volta in barca, Silvio mai!

Cominciai io, il maggiore, a voler fare qualcosa di più del bagno a Grottone. Costruii un sandolino con tavole ricavate da casse d’imballaggio che con enormi difficoltà portammo a Grottone per il varo. Ma fu un disastro: faceva acqua a tutto spiano e si rovesciava per un nonnulla, essendo strettissimo. Lo abbandonammo sugli scogli e il mare se lo portò via.

L’anno seguente trovai un imbarco su un ottimo sandolino di un amico, Franchino Giuliani, col quale tutti i giorni pagaiavamo per miglia e miglia, da una spiaggia all’altra. Ci facemmo i muscoli, ma tornavamo distrutti. Fu così che, quando Silvio mi fece vedere un manuale Hoepli su cui erano descritti i canotti a vela, uno dei quali aveva attraversato l’Atlantico, dopo averne parlato con Franchino, decidemmo di dotare il sandolino di una vela.

Detto fatto, seguendo le indicazioni del manuale, costruimmo l’attrezzatura e la vela con un tendone che il padre di Franchino usava per coprire l’automobile in garage. Il risultato fu che pagaiavamo al mattino nella direzione da cui sarebbe arrivato il vento, generalmente il Maestrale, e tornavamo a vela col vento in poppa fino a Cala Pagura, con un remo di poppa che faceva da timone. Era un grosso passo avanti!

Intanto un gruppo di quattro amici, tra i quali nostro cugino Ninì, acquistarono a Monopoli una lancetta a remi e mi offrirono di fare il mozzo, visto che loro, più grandi di me, lavoravano e non avevano tempo per pensare alla manutenzione. Accettai di buon grado e, forte dell’esperienza del sandolino, li convinsi a dotare la barca di un’attrezzatura velica. Feci una ricerca e trovai quella che si addiceva di più: l’attrezzatura al terzo del dinghy 12 piedi S.I. che vedevo veleggiare dal lungomare di Bari.

Guido mi dette una grossa mano: era più bravo di me in certe cose, come nel cucire a macchina la vela fatta con un telo per lenzuola. Ci lavorammo durante l’inverno e l’estate successiva iniziammo a navigare a vela, non solo in poppa come sul sandolino. Oltre al timone, avevamo infatti costruito una lama di deriva che imbullonavamo alla chiglia con la barca in acqua e che ci consentiva di risalire il vento, una cosa che stentavamo a credere....

A Polignano la brezza estiva non mancava mai, per cui dopo alcune stagioni eravamo diventati provetti velisti e i remi in pratica non li toccavamo più: La lancetta venne chiamata “Kon Tiki”, in onore della zattera che a quei tempi compì la traversata del Pacifico. I più assidui eravamo Guido ed io, ma in seguito accettammo che anche Piero e Fulvio si unissero a noi, quando furono un po’ cresciuti. Eravamo negli anni del liceo, al termine dei quali io partii per l’Accademia Navale di Livorno: le lunghe estati sul Kon Tiki per me erano finite, mentre continuavano per i fratelli.

Terminati i quattro anni di Accademia fui inviato in Florida per un corso di pilotaggio. Fu lì che mi raggiunse, inviata da Guido, la notizia di una barca di sei metri approdata a Polignano con dei profughi slavi. La barca era in vendita all’asta. L’acquistammo pagandola 30.000 lire. Aveva una vela e un fuoribordo. Con tanta fatica facemmo grandi lavori e la trasformammo in un piccolo yacht. Guido lavorò tutto un inverno nella barca ospitata nel giardino di Zio Vincenzo, costruendo gli arredi interni: cuccette, ripostigli, vano bagno, ghiacciaia, cucinino.

La chiamammo “Santo Stefano”, il quartiere di Polignano a picco sul mare di cui era innammorato nostro padre, che ci aveva lasciato poco prima di cominciare i grandi lavori. Con la Santo Stefano allargammo molto il campo d’azione delle nostre veleggiate, giungendo a portare a termine alcune crociere durante le mie licenze estive di quindici giorni. Un’estate andammo al Gargano e alle Tremiti, la successiva fu quella della circumnavigazione dell’Italia Meridionale, da Monopoli a Napoli.

Al termine di questa non avevo la possibilità di riportare la Santo Stefano a Monopoli, nè di tenerla Napoli in mia assenza, visto che partivo per la California per un lungo imbarco sul Corsaro II della MM. Fu così che misi un annuncio sul giornale e la vendetti. Ma ormai ci eravamo fatti la fama di marinai: non fu difficile trovare imbarchi ai fratelli, trasferiti nel frattempo a Bari, mentre Fulvio seguì le mie orme intraprendendo la carriera dell’Ufficiale di Marina e continuando a navigare a vela sulle navi e le barche della Marina.

Eravamo ormai tutti e quattro irrimediabilmente malati di mare e di vela, una bella malattia a dire il vero, che per Guido è terminata con la sua recente scomparsa e che per noi continuerà certamente finchè avremo vita.

sabato 24 ottobre 2009

Il vocabolario del velista

Tutti sappiamo che zio Giancarlo è una grande velista: sappiamo anche che ne scrive con passione e competenza. Ecco la sua ultima fatica, nelle parole di Piero Ottone, appassionato velista a sua volta:

"Gli italiani e il mare: un bel tema, senza dubbio. A cominciare dalle antiche glorie, quando i nostri velieri carichi di mercanzie navigavano lungo le coste del Mediterraneo fino a Gibilterra, e la superavano per veleggiare verso i mari del Nord; oppure risalivano l’Egeo, i Dardanelli, il Bosforo, il Mar Nero, fino al Mare d’Azov, nonostante il vento prevalente dal Settentrione: mi chiedo come potessero navigare in tempi relativamente brevi lungo gli stretti senza propulsione meccanica. Alle imprese mercantili si aggiungevano le glorie guerresche, contro i turchi, contro i corsari. I popoli liberi amano il mare: e noi eravamo liberi. Poi sono venuti i secoli della decadenza: abbiamo perso la libertà e abbiamo perso l’amore per il mare. Ebbene: il linguaggio ha rispecchiato le varie fasi del nostro rapporto col mare. Quando lo amavamo parlavamo da marinai, e addirittura esportavamo il nostro idioma frai popoli del Mediterraneo: i turchi adoperano ancora adesso termini imparati da noi. Poi siamo diventati contadini: e l’idioma marino lo abbiamo dimenticato.
La risalita, cioè la riscoperta del mare è cominciata nella seconda metà dall’Ottocento: abbiamo intrapreso una grande rincorsa, per metterci al passo con le altre nazioni europee. Navi mercantili e navi passeggeri che battevano la nostra bandiera hanno di nuovo solcato gli oceani. Abbiamo raccolto nuove glorie. Ero ragazzo quando il Rex si fregiò del Nastro Azzurro. Nel periodo fra le due guerre i nostri transatlantici erano fra i più belli del mondo. E abbiamo anche cominciato a coltivare il diporto del mare, prima timidamente (anche se il duca degli Abruzzi, un secolo fa, andava a vincere regate in Francia), poi con una certa baldanza. Nel 1879 è stato fondato a Genova il primo yacht club, sul modello di quelli che erano sorti in Irlanda, in Inghilterra e in tutta l’Europa: altri club sono poi stati fondati a Napoli, a Palermo, a Trieste. Nella seconda metà del Novecento, infine, si è introdotto anche da noi, con l’èra della vetroresina, lo yachting di massa. Con grande soddisfazione per tutti: il ritorno sul mare si completava, dando vita a uno sport popolare, come era già avvenuto nell’Europa progredita.
Con qualche pericolo. L’amore per il mare nasce da solo, per miracolo, come tutti gli amori. Ma non si diventa (o dovrei dire, pensando al nostro passato, che non si ridiventa) marinai da un giorno all’altro. Pur sapendo, ben inteso, che marinaio perfetto nessuno lo diventa mai. Il linguaggio è elemento essenziale per avvicinarsi alla perfezione: è garanzia di sicurezza e segno di eleganza. E’ anche segno di appartenenza: gli uomini di mare, parlando lo stesso linguaggio, sentono di appartenere allo stesso mondo, diverso da quello di chi vive e lavora sulla terraferma. Ciò dà luogo a una solidarietà di fondo, la stessa che si percepisce sulle unità della Marina militare, per esempio, fra ufficiali e marinai. D’altra parte, l’uso improprio dei vocaboli può dare luogo a equivoci talvolta pericolosi.E frequenti fra i neofiti dello sport marinaro sono i segni di cattivo gusto. E’ ridicolo chiamare dinette il luogo della nave o dello yacht in cui si pranza. E’ fuori luogo parlare di spazio giorno e spazio notte, come se lo yacht fosse una villetta in collina, con sale e salotti. Il termine bagno è assurdo per definire il gabinetto, a meno che non vi sia un bagno davvero (gli inglesi, elegantemente, lo chiamano head). Certe definizioni, oltre tutto, sono altrettanto buffe quanto l’immagine ormai obbligatoria della ragazza in bikini che non manca mai, negli annunci pubblicitari, sulla prua degli yacht a motore, con una gamba distesa e l’altra piegata ad arco (simbologia del nostro tempo).
Al principio era il verbo. Saremo di nuovo marinai presentabili quando impareremo a parlare di nuovo da marinai, come in tempi lontani. In questo tentativo di recupero, il dizionario di Giancarlo Basile costituisce una pietra miliare."
Piero Ottone

il nostro caro lupo di mare

Ci scrive zio Giancarlo:
“Un mesetto fa sono stato sulla Stella Polare per un raduno di tutti i comandanti che si sono succeduti nella vita di quella barca che ha ora 43 anni. Io ero il più anziano, essendo stato il primo a comandarla nel 1966, e avendo ripetuto il comando nel 1968, ottenendo due buoni risultati: il record della regata della Giraglia durato 18 anni la prima volta e la vittoria della transatlantica la seconda volta. Naturalmente sono stato il più festeggiato, ho dovuto fare anche un discorso e incredibilmente sono stato molto applaudito (sono una schiappa quando devo fare un discorso, ma per fortuna avevo bevuto qualche bicchiere di ottimo vinello che mi aveva sciolto la lingua ...). Abbiamo fatto una bellissima uscita in mare con la barca messa a nostra disposizione a Livorno, durante la quale si è svolta la solita commuovente cerimonia della corona lanciata in mare per commemorare chi non c'è più dei tanti comandanti (ben cinque), e avevamo un contorno di barche della Lega Navale, uscite con il gran pavese in nostro onore, per partecipare alla manifestazione. Vi allego una foto che ritrae un gruppo a poppa della barca durante l'uscita in mare. L'unico giovane è l'attuale comandante.

E' stato finalmente presentato al salone della nautica di Genova il mio ultimo libro, intitolato "Il Vocabolario del Velista", che mi è costato quasi due anni di lavoro. Più di 1000 termini marinareschi in 320 pagine. Ho realizzato così un'idea che covavo da molto, cercare di salvare il salvabile della nostra ricca tradizione marinaresca, orribilmente bistrattata in questi barbari tempi. Vi allego la presentazione del giornalista Piero Ottone, noto velista, e la mia prefazione.
[li metteremo in seguito, per non 'intasare' il blog con un testo di lunghezza infinita, il web è per le letture veloci e frenetiche, caro zio]

Come vedete, tuo fratellone e il tuo zione, lanciato a tutta velocità verso gli 80, non molla e ha sempre voglia di arrivare primo al traguardo..... "ov'ei precipitando il tutto oblia"!

giovedì 12 febbraio 2009

IL MARE NON HA CONFINI 2

A proposito di marinai riporto di seguito un brano tratto dal libro "Quelli di Capo Horn" di William H S Jones, che certamente piacerà a zio Giancarlo perchè lo riporterà indietro di svariati decenni. Un abbraccio a tutti da zio Fulvio.
"Mentre le formagette degli alberi che sovrastavano i controvelacci incurvati sembravano muoversi serenamente fra i pianeti e le stelle, il marinaio di guardia è solo con i suoi pensieri nell'immensità dell'universo circondato dal mare calmo e scuro che con increspature fosforescenti sembra sfumare nelle calde calde e leggere brezze sotto il cielo punteggiato di stelle.
La nave è l'unica presenza reale, procede in silenzio con il dritto di prua che dolcemente taglia il mare increspato mentre gli alberi, i pennoni e le manovre a riva scricchiolano e si lamentano al variare delle trazioni e degli sforzi quando la nave rolla sulla lunga onda oceanica o la brezza cambia di intensità. Durante queste notti la vita di un marinaio passa come in un sogno, la sua fantasia si libra nel tempo e nello spazio e lui stesso è riportato alla realtà solo dal suono della campana di bordo ogni mezz'ora e dal cantilenante "Tutto bene" dell'uomo di vedetta finch'è l'alba di un nuovo giorno comincia a profilarsi all'orizzonte".

martedì 10 febbraio 2009

il mare non ha confini

Ho trovato queste righe di Mario Appelius sugli uomini di mare, ai quali appartengono alcuni degli zii. Vi piacciono? Vi posso assicurare che non sono fandonie e neppure esagerazioni: a zio Fulvio farà piacere leggerle. Allego pure una mia foto scattata dopo 22 giorni di mare, durante i quali non avevo mai avuto il tempo di farmi la barba: parlo della regata transatlantica che non mi dette un'attimo di tregua. La foto è tratta da una di gruppo dell'equipaggio subito dopo aver tagliato il traguardo di arrivo, sapevamo già che eravamo primi, la nostra pazzesca fatica era premiata!

Brava e buona la gente di mare! Certo la navigazione a vapore sempre più veloce e sempre più confortevole ha modificato il tipo dell’uomo di mare.
sono scomparsi quei caratteristici uomini della marineria a vela che pareva avessero le bufere negli occhi ed il catrame nei baffi, ma non bisogna credere che l’uomo di mare sia diventato, come alcuni credono, un semplice impiegato sul mare. Diventate loro amico; entrate a curiosare sulle loro barche; sorprendeteli durante i quarti di turno o le ore di riposo; parlate con loro, a tu per tu, di quelle semplici e grandi cose che sono la vita, la famiglia, la patria, la donna, l’amore, e riconoscerete subito l’uomo di mare, l’uomo che vive lunghe ore con se stesso, insieme con uno squarcio di azzurro, che riempie di fantasmi la sua barca e di sogni la sua cuccetta; che ha sano lo spirito e sani i sentimenti; che ama la patria e la sente palpitare nei brividi di una bandiera, che ama con potenza i suoi vecchi e i suoi figli, che adora la sposa e rispetta la donna. Lo spirito dell’uomo di mare è sano e semplice. Si direbbe che l’aria iodata in mezzo alla quale egli vive lo rende aseptico nei riguardi di certi microbi della vita cittadina. Il suo cuore, sottoposto perpetuamente alla tortura dei distacchi e delle assenze, resta ricco di sentimenti, ricco di fluido romantico. Abituati all’immensità del largo, all’ignoto delle tempeste, alle magnificenze delle albe, al languore dei tramonti, alla grandiosità dei cieli stellati, gli uomini di mare hanno l’anima proiettata nell’infinito.

Mario APPELIUS

venerdì 23 gennaio 2009

KONTIKI












  1. Questa foto dei primi anni cinquanta rappresenta la spiaggia di Cozze, località tra Polignano e Mola, con una barca a vela. Si tratta del "Kontiki", una lancetta a remi che zio Giancarlo ragazzo (fine anni quaranta) trasformò in barca a vela con attrezzatura al terzo simile al dinghy, che all'epoca faceva parte delle barche di classe olimpica.
    Ciao a tutti zio Fulvio

Kontiki

Queste sono altre tre belle inquadrature del kontiki,che fece una brutta fine, quando uno dei quattro propritari, Enzo Pedote la chiese a zio Guido perchè aveva da scorazzare una ragazza. Navigò nei pressi dello scoglio dell'eremita e poi, invece di rientrare a ponte delle barche, la ormeggiò a portacolo,un approdo aperto da maestro a levante e pertanto insicuro, al punto che i pescatori del posto usavano alare a secco sullo scivolo i propri gozzi. La notte seguente arrivò la maestralata si ruppero gli ormeggi ed il Kontiki andò in pezzi. Si perse così il giocattolo, zio Guido si incazzò come una bestia ed avrebbe fatto volentieri a pezzi Enzo Pedote. Io allora ero bambino sotto i dieci anni, ricordo che mi portavano in barca e raccavo l'anima! Eppure non ho mollato!
Un abbraccio a tutti da zio Fulvio

sabato 3 gennaio 2009

Santo Stefano

Questa è una bellissima foto della Santo Stefano con Guido al timone. E' lo yacht con il quale alla fine degli anni cinquanta abbiamo compiuto, sotto la guida di zio Giancarlo (sempre lui) , delle vere e proprie imprese. Rileggetevi il libro "Passioni di Famiglia". Ciao a tutti Fulvio

lunedì 15 dicembre 2008

filmato sulla Stella Polare!

Se andate sul link troverete un filmato girato da un giornalista specializzato nello sport della vela sul raduno del vecchio equipaggio che organizzai in settembre in occasione del quarantennale di quella crociera-regata atlantica.

Comincio ad anticiparvi gli auguri di Buon Natale e Anno Nuovo, che estendo a tutta la famiglia, nipotini compresi.

Giancarlo

lunedì 17 novembre 2008

Giancarlo 2003


Che ragazzino!!!

mercoledì 12 novembre 2008

Trieste 2002 - tre fratelli alla barcolana

I solititi tre zii marinari alla barcolana del 2002 a Trieste sul "mitico" Yacht Morning Glory

lunedì 29 settembre 2008

Scrive zio Giancarlo... (vela e blog)

... dietro indicazioni precise di tuo padre sono riuscito finalmente a vedere il tuo "sassolino", il blog (non sapevo fin'ora cosa fosse, non ti meravigliare, sono il più vecchio dei tuoi zii e non amo molto stare seduto davanti al computer...).
Devo dirti che mi sono commosso nel vedere tutte quelle foto, alcune delle quali per me nuove. Hai avuto una bellissima idea a lanciare il sassolino, ti voglio ancora più bene di prima, cercherò di dare il mio contributo per ricordare tuo nonno da te mai incontrato e tua nonna, che certamente meritava di essere più frequentata di quanto tutti noi, non solo tu, abbiamo fatto a causa della vita che ci ha tenuto lontani da lei.
Per noi è stata una mamma davvero eccezionale, la sua vita dai trent'anni in poi è stata dedicata interamente a noi, e quando dico interamente intendo assolutamente, completamente, totalmente, pienamente, pensando solo a noi che allora non ce ne rendevamo conto, ci sembrava naturale e forse, o senza forse, ne abbiamo anche approfittato...
Abbiamo festeggiato il 22 settembre il quarantennale della regata transatlantica vinta nel 1968 con la Stella Polare, la piccola nave scuola a vela della Marina ancora perfettamente attiva che è stata messa a disposizione dell'equipaggio "d'epoca" per una uscita in mare. Avevamo a bordo anche un giornalista che si occupa dello sport della vela ed un cameramen: ci hanno intervistato e filmato tutti per due ore consecutive. Ma, ahimè, questo paese va pazzo per vedere un pallone sballottato fra 44 gambe ma non gliene importa nulla della vela e della sua storia... Così alla trasmissione, durata mezz'ora, sono stati assegnati 25 minuti al calcio ed uno solo alla vela. Il giornalista mi ha detto ieri che ha dovuto lottare per mandare in onda quel minuto! E' stato un "flash", ma almeno ha ricordato al popolo di "sportivi pantofolari" che non esiste solo il calcio e che quarant'anni fa una barca italiana per la prima volta vinceva una regata transatlantica alla quale partecipavano 33 barche di altrettante nazioni, ovviamente le più spinte dell'epoca.
Puoi trascrivere queste considerazioni sul blog, intanto cercherò di imparare come si fa per qualche altro mio intervento.
Un abbraccio, zio Giancarlo

Carissimo,
ho sempre visto una foto della barca nella sala da pranzo della Nonna (quella della casa in via Murat, la 'vera casa' della nonna, per me, ampia e misteriosa come sono le case dei nonni per i bambini. Quella in cui ha vissuto gli ultimi anni la ricordo con meno emozione e dettaglio).
Tu zio hai sicuramente una foto della Stella Polare: mettiamola sul blog, noi ragazzi (almeno io) ne sappiamo poco...

La Stella Polare

... in casa nostra la stella polare è sempre stata un MITO (proprio con tutte le maiuscole). mio padre ce ne ha parlato spesso, non solo della barca, ma anche di zio Giancarlo e della sua bravura e della sua presenza al suo matrimonio con tutto l'equipaggio! da qualche parte mia madre conserva ancora l'articolo del giornale locale che riporta la notizia di questa famosa barca italiana giunta nel porto di Poole per il matrimonio del fratello del capitano! quando sotto gli occhi di mio padre capitava qualche libro sulla vela la prima cosa che faceva era andare a vedere se c'era il nome di zio Giancarlo e poi tutto fiero lo puntava e lo mostrava a chiunque!
a casa, nel cosiddetto studio, avevamo due foto in bianco e nero incorniciate della barca durante la regata. le ho ancora io e attendono solo una "ripulita" della cornice per essere riappese. ci sono terribilmente affezionata. da piccola me le andavo sempre a guardare e mi immaginavo cosa potesse essere affrontare il mare, tutti con la cerata a prendersi gli schizzi delle onde...
stefania

martedì 23 settembre 2008

intervista a zio Giancarlo

Mercoledì 24 settembre ore 18,00 Rai due della TV apparirà zio Giancarlo, intervistato in occasione dei quarant'anni dalla sua vittoria nella regata Atlantica.

venerdì 5 settembre 2008

Sul veliero...


.... e questa invece la conoscevi?
non so se sia appropriata per il sito che mi pare piu' devoto ai nonni e alle mode d'inizio secolo, ma un zio Guido col costumino anni 70 fa sempre il suo bell'efftto no? a contrastarlo poi con le donnine a far la maglia in spiaggia...

bacioni,
Elena