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giovedì 5 giugno 2014

Pranzo di Pasqua



Ecco che arrivano i primi caldi e si aggiungono con ritardo le foto del grande raduno familiare di Pasqua. Una tradizione consolidata, l'incontro di primavera a Santo Spirtito: è disponibile una grande casa e bel giardino.


Zii, cugini oramai diventati 'grandi' e bimbetti saltellanti!
Cosa chiedere di meglio?



giovedì 17 febbraio 2011

Memoria dei fratelli

Correvano gli anni del primo dopoguerra. La nostra numerosa famiglia, reduce dal tremendo periodo di un anno circa, dall’armistizio alla liberazione, trascorso da sfollati nella campagna di Camaiore, si era stabilita a Polignano a Mare, il paese d’origine, dove avevamo una casa. Il paese a quei tempi offriva soltanto il suo limpido mare, sul quale abbondavano le barche da pesca a remi, dislocate in cinque porticcioli naturali: San Vito, Ponte delle barche, Cala Pagura, Port’ago e Torre Incina.

Così fu naturale che quattro dei cinque fratelli, Giancarlo, Guido, Pierluigi e Fulvio, vi si buttassero anima e corpo durante la buona stagione. Il quinto fratello, Silvio, era invece preso da interessi ben più elevati, che lo tenevano in casa a suonare il pianoforte o a studiare la storia della musica ed altre cose di suo incredibile gradimento. Il risultato era che in piena estate noi quattro eravamo neri come africani mentre lui era bianco-latte... La nostra unica sorella, Mariella, venne qualche volta in barca, Silvio mai!

Cominciai io, il maggiore, a voler fare qualcosa di più del bagno a Grottone. Costruii un sandolino con tavole ricavate da casse d’imballaggio che con enormi difficoltà portammo a Grottone per il varo. Ma fu un disastro: faceva acqua a tutto spiano e si rovesciava per un nonnulla, essendo strettissimo. Lo abbandonammo sugli scogli e il mare se lo portò via.

L’anno seguente trovai un imbarco su un ottimo sandolino di un amico, Franchino Giuliani, col quale tutti i giorni pagaiavamo per miglia e miglia, da una spiaggia all’altra. Ci facemmo i muscoli, ma tornavamo distrutti. Fu così che, quando Silvio mi fece vedere un manuale Hoepli su cui erano descritti i canotti a vela, uno dei quali aveva attraversato l’Atlantico, dopo averne parlato con Franchino, decidemmo di dotare il sandolino di una vela.

Detto fatto, seguendo le indicazioni del manuale, costruimmo l’attrezzatura e la vela con un tendone che il padre di Franchino usava per coprire l’automobile in garage. Il risultato fu che pagaiavamo al mattino nella direzione da cui sarebbe arrivato il vento, generalmente il Maestrale, e tornavamo a vela col vento in poppa fino a Cala Pagura, con un remo di poppa che faceva da timone. Era un grosso passo avanti!

Intanto un gruppo di quattro amici, tra i quali nostro cugino Ninì, acquistarono a Monopoli una lancetta a remi e mi offrirono di fare il mozzo, visto che loro, più grandi di me, lavoravano e non avevano tempo per pensare alla manutenzione. Accettai di buon grado e, forte dell’esperienza del sandolino, li convinsi a dotare la barca di un’attrezzatura velica. Feci una ricerca e trovai quella che si addiceva di più: l’attrezzatura al terzo del dinghy 12 piedi S.I. che vedevo veleggiare dal lungomare di Bari.

Guido mi dette una grossa mano: era più bravo di me in certe cose, come nel cucire a macchina la vela fatta con un telo per lenzuola. Ci lavorammo durante l’inverno e l’estate successiva iniziammo a navigare a vela, non solo in poppa come sul sandolino. Oltre al timone, avevamo infatti costruito una lama di deriva che imbullonavamo alla chiglia con la barca in acqua e che ci consentiva di risalire il vento, una cosa che stentavamo a credere....

A Polignano la brezza estiva non mancava mai, per cui dopo alcune stagioni eravamo diventati provetti velisti e i remi in pratica non li toccavamo più: La lancetta venne chiamata “Kon Tiki”, in onore della zattera che a quei tempi compì la traversata del Pacifico. I più assidui eravamo Guido ed io, ma in seguito accettammo che anche Piero e Fulvio si unissero a noi, quando furono un po’ cresciuti. Eravamo negli anni del liceo, al termine dei quali io partii per l’Accademia Navale di Livorno: le lunghe estati sul Kon Tiki per me erano finite, mentre continuavano per i fratelli.

Terminati i quattro anni di Accademia fui inviato in Florida per un corso di pilotaggio. Fu lì che mi raggiunse, inviata da Guido, la notizia di una barca di sei metri approdata a Polignano con dei profughi slavi. La barca era in vendita all’asta. L’acquistammo pagandola 30.000 lire. Aveva una vela e un fuoribordo. Con tanta fatica facemmo grandi lavori e la trasformammo in un piccolo yacht. Guido lavorò tutto un inverno nella barca ospitata nel giardino di Zio Vincenzo, costruendo gli arredi interni: cuccette, ripostigli, vano bagno, ghiacciaia, cucinino.

La chiamammo “Santo Stefano”, il quartiere di Polignano a picco sul mare di cui era innammorato nostro padre, che ci aveva lasciato poco prima di cominciare i grandi lavori. Con la Santo Stefano allargammo molto il campo d’azione delle nostre veleggiate, giungendo a portare a termine alcune crociere durante le mie licenze estive di quindici giorni. Un’estate andammo al Gargano e alle Tremiti, la successiva fu quella della circumnavigazione dell’Italia Meridionale, da Monopoli a Napoli.

Al termine di questa non avevo la possibilità di riportare la Santo Stefano a Monopoli, nè di tenerla Napoli in mia assenza, visto che partivo per la California per un lungo imbarco sul Corsaro II della MM. Fu così che misi un annuncio sul giornale e la vendetti. Ma ormai ci eravamo fatti la fama di marinai: non fu difficile trovare imbarchi ai fratelli, trasferiti nel frattempo a Bari, mentre Fulvio seguì le mie orme intraprendendo la carriera dell’Ufficiale di Marina e continuando a navigare a vela sulle navi e le barche della Marina.

Eravamo ormai tutti e quattro irrimediabilmente malati di mare e di vela, una bella malattia a dire il vero, che per Guido è terminata con la sua recente scomparsa e che per noi continuerà certamente finchè avremo vita.

domenica 21 febbraio 2010

Il primo compleanno di Elisa


venerdì 10 aprile 2009

Ritorno al passato

Questa foto è stata scattata nel settembre del 1962, quando abitavamo a Bari in via Oriani. Era un periodo particolare della nostra storia. Due anni dopo la morte del nonno, ci trasferimmo a Bari: Fu una decisione saggia e ponderata; eravamo quattro studenti pendolari, che avrebbero smesso di viaggiare. Inoltre a Bari avevamo svariati parenti, tra i quali in particolare il fratello di nonna Ida, Zio Peppino, che aveva sollecitato la nostra venuta a Bari promettendo il suo sostegno. Purtroppo zio Peppino morì poche settimane dopo il nostro trasloco, che comportò non pochi disagi. Primo fra tutti il passaggio da una casa grande, spaziosa, con stanze a volte a crociera affrescate, altezza sui 5 metri ad un appartamento in uno stabile moderno in cemento armato, stanze piccole soffitto a 3 mt. Zia Mariella si sentiva soffocata! Inoltre lasciavamo gli amici e le abitudini paesane. Fu certamente per tutti noi, nonna compreso, un passaggio traumatico. Tornando alla foto, vedete come era bella la nonna a 62 anni!
Ciao a tutti i discendenti ai quali auguro una buona Pasqua!
Zio Fulvio

martedì 3 febbraio 2009

Dopo alcuni decenni

Siamo a Firenze a casa di zio Silvio nel febbraio 2001. Io e zio Piero accompagnavamo zio Guido a Torino dove venne ricoverato per accertamenti finalizzati ad un eventuale intervento . Sostammo una notte da zio Silvio , dove cenammo e passammo una piacevole serata. Alla prossima zio Fulvio

UgRk

domenica 1 febbraio 2009

Zii ragazzi


Queste due foto risalgono a dicembre 1954. Era un periodo buono della nostra esistenza. Avevamo superato i postumi della guerra, c'era sì molta miseria, (al confronto con la crisi attuale si faceva la fame e molti in quegli anni emigravano alla ricerca di lavoro), però si guardava al futuro con fiducia e speranza. La classe dirigente di allora
lavorò per un decennio seriamente per tirarci fuori dal disastro profondo in cui ci aveva portato il fascismo. Proprio come i patrioti attuali che acquistano gli utili e lasciano a noi i debiti. Questa è un'altra storia. Godetevi le fotografie.
Un abbraccio a tutti da zio Fulvio

mercoledì 12 novembre 2008

Trieste 2002 - tre fratelli alla barcolana

I solititi tre zii marinari alla barcolana del 2002 a Trieste sul "mitico" Yacht Morning Glory

sabato 1 novembre 2008

nozze d'argento 1956

questa foto si riferisce alla festa per il 25mo anniversario delle nozze dei nonni. Mancavano zio Giancarlo e zio Silvio.
Fulvio

lunedì 27 ottobre 2008

Matrimonio Ninì - Teresa 1954


Questa foto è stata scatta al matrimonio del cugino Ninì Basile a Cisternino nel 1954. Da notare l'espressione di Silvio, che guarda Fulvio in maniera accigliata, poichè lo stesso Fulvio lo aveva appena sfottuto.
Fulvio

sabato 25 ottobre 2008

Fratelli a bordo di Nave Albatros, 1965


Giancarlo, Piero e Fulvio a bordo di Nave Albatros al largo di Livorno nel 1965, quando Piero e Fulvio erano allievi dell'Accademia e Giancarlo era Tenente di Vascello, Comandante di Nave Albatros (per l'appunto).
La foto è ripresa dal notiziario della Marina, che all'epoca diede risalto al fatto che 3 fratelli si ritrovavano contemporaneamente in Marina. Che cos'è la celebrità!
p.s.: ormai anche via Siponto 4 padroneggia l'uso delle tecnologie più avanzate! la sfida è aperta a via privata Borrelli e a Casal Palocco!
Fulvio

lunedì 6 ottobre 2008

ancora per mare ... messaggio da zio Fulvio

«Carissima Eva, sei fantastica! Il blog mi riporta indietro alle origini e ci fa sentire uniti. Hai avuto un'idea meravigliosa e te ne sono grato insieme ai fratelli.Ho parecchio materiale fotografico che merita di apparire sul blog.Per il momento ti invio due foto: una con gli zii Giancarlo, Piero e Fulvio dell'estate 1997 su nave Grado della quale ero il Comandante; l'altra si riferisce ad una riunione di famiglia a Polignano nel 1990.
Ciao, grullona! un abbraccio da zio Fulvio»

Vedo con piacere che la scuola navale di Livorno ha insegnato allo zione un po' di sano spirito toscano.
Eccoli ancora per mare, questa volta in tre. Anno domini 1986, erano quasi dei ragazzi...

venerdì 3 ottobre 2008

I fratelli nel 2008


Chissà perché i discendenti diretti di nonna Ida e nonno Vito Cosimo vengono comunemente chiamati 'i fratelli', come se fra loro non ci fosse una splendida sorella...??
Eccoli nella foto più recente che li ritrae assieme, con zio Matteo. I vecchiardi, come è uso, stan seduti, i 'ragazzi' in piedi. La foto la manda zio Piero, (qui al centro con la sua bella cravatta rossa), il vero archivista di famiglia: prodigo di immagini e di pensieri affettuosi, ma non di parole.