sabato 28 novembre 2009

chi siamo?

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giovedì 12 novembre 2009

Elisa con cuffietta all'antica



Su incoraggiamento di zio Silvio ecco Elisa cresciutella (8 mesi)

sabato 24 ottobre 2009

Il vocabolario del velista

Tutti sappiamo che zio Giancarlo è una grande velista: sappiamo anche che ne scrive con passione e competenza. Ecco la sua ultima fatica, nelle parole di Piero Ottone, appassionato velista a sua volta:

"Gli italiani e il mare: un bel tema, senza dubbio. A cominciare dalle antiche glorie, quando i nostri velieri carichi di mercanzie navigavano lungo le coste del Mediterraneo fino a Gibilterra, e la superavano per veleggiare verso i mari del Nord; oppure risalivano l’Egeo, i Dardanelli, il Bosforo, il Mar Nero, fino al Mare d’Azov, nonostante il vento prevalente dal Settentrione: mi chiedo come potessero navigare in tempi relativamente brevi lungo gli stretti senza propulsione meccanica. Alle imprese mercantili si aggiungevano le glorie guerresche, contro i turchi, contro i corsari. I popoli liberi amano il mare: e noi eravamo liberi. Poi sono venuti i secoli della decadenza: abbiamo perso la libertà e abbiamo perso l’amore per il mare. Ebbene: il linguaggio ha rispecchiato le varie fasi del nostro rapporto col mare. Quando lo amavamo parlavamo da marinai, e addirittura esportavamo il nostro idioma frai popoli del Mediterraneo: i turchi adoperano ancora adesso termini imparati da noi. Poi siamo diventati contadini: e l’idioma marino lo abbiamo dimenticato.
La risalita, cioè la riscoperta del mare è cominciata nella seconda metà dall’Ottocento: abbiamo intrapreso una grande rincorsa, per metterci al passo con le altre nazioni europee. Navi mercantili e navi passeggeri che battevano la nostra bandiera hanno di nuovo solcato gli oceani. Abbiamo raccolto nuove glorie. Ero ragazzo quando il Rex si fregiò del Nastro Azzurro. Nel periodo fra le due guerre i nostri transatlantici erano fra i più belli del mondo. E abbiamo anche cominciato a coltivare il diporto del mare, prima timidamente (anche se il duca degli Abruzzi, un secolo fa, andava a vincere regate in Francia), poi con una certa baldanza. Nel 1879 è stato fondato a Genova il primo yacht club, sul modello di quelli che erano sorti in Irlanda, in Inghilterra e in tutta l’Europa: altri club sono poi stati fondati a Napoli, a Palermo, a Trieste. Nella seconda metà del Novecento, infine, si è introdotto anche da noi, con l’èra della vetroresina, lo yachting di massa. Con grande soddisfazione per tutti: il ritorno sul mare si completava, dando vita a uno sport popolare, come era già avvenuto nell’Europa progredita.
Con qualche pericolo. L’amore per il mare nasce da solo, per miracolo, come tutti gli amori. Ma non si diventa (o dovrei dire, pensando al nostro passato, che non si ridiventa) marinai da un giorno all’altro. Pur sapendo, ben inteso, che marinaio perfetto nessuno lo diventa mai. Il linguaggio è elemento essenziale per avvicinarsi alla perfezione: è garanzia di sicurezza e segno di eleganza. E’ anche segno di appartenenza: gli uomini di mare, parlando lo stesso linguaggio, sentono di appartenere allo stesso mondo, diverso da quello di chi vive e lavora sulla terraferma. Ciò dà luogo a una solidarietà di fondo, la stessa che si percepisce sulle unità della Marina militare, per esempio, fra ufficiali e marinai. D’altra parte, l’uso improprio dei vocaboli può dare luogo a equivoci talvolta pericolosi.E frequenti fra i neofiti dello sport marinaro sono i segni di cattivo gusto. E’ ridicolo chiamare dinette il luogo della nave o dello yacht in cui si pranza. E’ fuori luogo parlare di spazio giorno e spazio notte, come se lo yacht fosse una villetta in collina, con sale e salotti. Il termine bagno è assurdo per definire il gabinetto, a meno che non vi sia un bagno davvero (gli inglesi, elegantemente, lo chiamano head). Certe definizioni, oltre tutto, sono altrettanto buffe quanto l’immagine ormai obbligatoria della ragazza in bikini che non manca mai, negli annunci pubblicitari, sulla prua degli yacht a motore, con una gamba distesa e l’altra piegata ad arco (simbologia del nostro tempo).
Al principio era il verbo. Saremo di nuovo marinai presentabili quando impareremo a parlare di nuovo da marinai, come in tempi lontani. In questo tentativo di recupero, il dizionario di Giancarlo Basile costituisce una pietra miliare."
Piero Ottone

il nostro caro lupo di mare

Ci scrive zio Giancarlo:
“Un mesetto fa sono stato sulla Stella Polare per un raduno di tutti i comandanti che si sono succeduti nella vita di quella barca che ha ora 43 anni. Io ero il più anziano, essendo stato il primo a comandarla nel 1966, e avendo ripetuto il comando nel 1968, ottenendo due buoni risultati: il record della regata della Giraglia durato 18 anni la prima volta e la vittoria della transatlantica la seconda volta. Naturalmente sono stato il più festeggiato, ho dovuto fare anche un discorso e incredibilmente sono stato molto applaudito (sono una schiappa quando devo fare un discorso, ma per fortuna avevo bevuto qualche bicchiere di ottimo vinello che mi aveva sciolto la lingua ...). Abbiamo fatto una bellissima uscita in mare con la barca messa a nostra disposizione a Livorno, durante la quale si è svolta la solita commuovente cerimonia della corona lanciata in mare per commemorare chi non c'è più dei tanti comandanti (ben cinque), e avevamo un contorno di barche della Lega Navale, uscite con il gran pavese in nostro onore, per partecipare alla manifestazione. Vi allego una foto che ritrae un gruppo a poppa della barca durante l'uscita in mare. L'unico giovane è l'attuale comandante.

E' stato finalmente presentato al salone della nautica di Genova il mio ultimo libro, intitolato "Il Vocabolario del Velista", che mi è costato quasi due anni di lavoro. Più di 1000 termini marinareschi in 320 pagine. Ho realizzato così un'idea che covavo da molto, cercare di salvare il salvabile della nostra ricca tradizione marinaresca, orribilmente bistrattata in questi barbari tempi. Vi allego la presentazione del giornalista Piero Ottone, noto velista, e la mia prefazione.
[li metteremo in seguito, per non 'intasare' il blog con un testo di lunghezza infinita, il web è per le letture veloci e frenetiche, caro zio]

Come vedete, tuo fratellone e il tuo zione, lanciato a tutta velocità verso gli 80, non molla e ha sempre voglia di arrivare primo al traguardo..... "ov'ei precipitando il tutto oblia"!

giovedì 8 ottobre 2009

La nonna e il papà di Erica

La nonna la conosciamo, ma non investe di nonna, e pochi han visto il papà di Erica e quindi il compagno di Elena. Eccoli qui

mercoledì 7 ottobre 2009

Erica

Erica è nata il 5 ottobre alle 10:10 del mattino, dopo una lunga notte insonne (e tante alte a venire, immagino!). Pesa 3 chili e 8 ed e' in ottime condizioni di salute. L'abbiamo avuta in casa con un team di ostetriche fantastiche. Godetevi le foto!
un abbraccio a tutti
Elena

martedì 7 luglio 2009

foto di Polignano


Mio padre (zio Silvio) mi ha segnalato un sito web in cui si trovano foto vecchie e nuove di Poligano. www.polignanoblu.com/menu.htm
In particolare mi ha parlato di questa, che si riferisce agli stabilimenti balneari di Grottone. Siamo all'inizio delle vacanze estive: godetevi questa immagine del passato. A suo dire i pontili che si vedono nella foto furono spazzati via da una mareggiata: nessuno se li ricorda.

mercoledì 17 giugno 2009

Polignano


Foto segnalatami da mio padre, zio Silvio, che a sua volta l'ha avuta segnalata dal fratello Giancarlo: non male il paesello, vero?

sabato 30 maggio 2009

A storie di chemmà fremmechèlle"

Per chi non ha potuto esser presente il 28 maggio.
La rappresentazione di "A storie di chemmà fremmechèlle" è stata formidabile. Venire a Polignano è stato per me uno strapazzo (specie per i ritardi dei treni: 2 ore e mezzo all'andata, SOLO 26 minuti al ritorno...), ma ne valeva la pena. Bravissimi quei bambini, la maestra che li ha preparati, i registi che l'hanno aiutata, gli scenografi, gli esecutori della buffa marcia funebre del topolino, tutti insomma.
Spero che la rappresentazione si ripeta in anni a venire.

Zio Silvio

venerdì 10 aprile 2009

Ritorno al passato

Questa foto è stata scattata nel settembre del 1962, quando abitavamo a Bari in via Oriani. Era un periodo particolare della nostra storia. Due anni dopo la morte del nonno, ci trasferimmo a Bari: Fu una decisione saggia e ponderata; eravamo quattro studenti pendolari, che avrebbero smesso di viaggiare. Inoltre a Bari avevamo svariati parenti, tra i quali in particolare il fratello di nonna Ida, Zio Peppino, che aveva sollecitato la nostra venuta a Bari promettendo il suo sostegno. Purtroppo zio Peppino morì poche settimane dopo il nostro trasloco, che comportò non pochi disagi. Primo fra tutti il passaggio da una casa grande, spaziosa, con stanze a volte a crociera affrescate, altezza sui 5 metri ad un appartamento in uno stabile moderno in cemento armato, stanze piccole soffitto a 3 mt. Zia Mariella si sentiva soffocata! Inoltre lasciavamo gli amici e le abitudini paesane. Fu certamente per tutti noi, nonna compreso, un passaggio traumatico. Tornando alla foto, vedete come era bella la nonna a 62 anni!
Ciao a tutti i discendenti ai quali auguro una buona Pasqua!
Zio Fulvio